Uno dei miei deliri.
L’ho scritto una settimana fa, o giù di li.
Ma dato che ero rinco come un gatto caduto dal quinto piano, non mi era riuscito di pubblicarlo.
Non trovavo il pulsante “Pubblica”, fatevi due conti e vedete come sto messa…
Potreste anche dirmi “No, Hell, è che sei orba come una talpa, è ora di rifare le lenti…!”.
Beh, si… prima o poi arrivo pure a quello.
Giurin giuretta
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Si, lo so.
Ormai è martedì.
Ma tra cucina, lava, stendi & stira, io qui ci arrivo a quest’ora. E di solito, non ho affatto voglia di scrivere. Almeno, non qui.
E’ che stasera di scrivere a mano mi pesa.
Sono stati giorni emotivamente pesanti, da Natale a oggi.
Il 24, vado a fare la spesa con mio cognato per la riunione della combriccola il 26. Siamo sempre lui e io di corveé, per le cose meno piacevoli. Prima o poi ci ribelliamo, promesso.
Decidiamo che un caffé prima del caos ce lo meritiamo. Anzi, un ricco marocchino con tanto di miele.
Perciò, ci infiliamo nella pasticceria-sala da té-bar di fronte al parcheggio del super.
Mentre siamo li, intenti a sorbire la nostra coccola, entra una signora di età indefinibile, accompagnata da un’amica.
Ordina un doppio whisky e non sono nemmeno le dieci.
La tizia al bancone non si scompone: le chiede se con ghiaccio o liscio.
Il commento sommesso di mio cognato è : “Minchia!”.
Io rifletto che la mia vita non sarà un granché, ma c’è di peggio. Se non altro, io di un whisky doppio a quell’ora del mattino non ho bisogno.
Il giorno di Natale non è stato particolarmente allegro, ma era giusto che così fosse.
Per il resto… beh, alti e bassi. Ma credo sia stato tra ieri e oggi che la mia emotività ha dato il meglio.
Ieri abbiamo portato il cucciolo in visita alla nonna, per la prima volta da quando lo aveva visto appena nato.
Mentre saliamo, con quell’ascensore lentissimo, mia sorella commenta: “Speriamo non si commuova e pianga…”
Beh, si: lei si è commossa. Ma provate a indovinare chi ha pianto come dieci fontane?
Mia sorella e io.
Lei nascosta dietro l’albero di Natale, io sono fuggita a portare in camera la roba lavata. E’ sempre un’ottima scusa per non farsi vedere frignare.
Poi abbiamo raccattato le rispettive maschere e ci siamo comportate come se niente fosse.
Oggì è stato il primo lunedì.
E’ arrivata una nuova collega. Nonostante non sia del support, è in stanza con noi.
E’ molto simpatica.
Ma la cosa che mi ha lasciato di stucco è stata che, dopo un’ora scarsa che mi conosceva, mi ha chiamato con un nome che mi hanno dato molti anni fa e ormai usano solo pochissime persone.
“Ma come lo sai?” le ho chiesto.
“Beh, ma sei tu” mi ha risposto convinta.
Questa è empatia pura.
Si è adeguata subito al clima che regna nella nostra stanza e l’abbiamo promossa a pieni voti. Guardate che non è facile, eh: provate voi a stare in ufficio con tre svitate che parlano con le stampanti, redarguiscono i computer e insultano i telefoni.
Arrivo a casa. Carico la lavatrice mentre ascolto il resoconto della giornata dei lanzichenecchi, cucino e intanto intimo “Guardate che vorrei vedere un tg!”. Se non lo metto in chiaro mi tocca di vedere i cartoni su Boing o il Grande Fratello, vedete voi…
Che poi, a conti fatti, sarebbe stato meglio.
Perché vedo le immagini delle esequie dell’alpino morto in Afghanistan.
E guardando la bara uscire, sorretta a spalla dai commilitoni, avvolta nel tricolore e con il coro che esegue un canto che conosco bene, mi viene da piangere e piango.
Si, piango.
Per un ragazzo che non ho mai conosciuto, ma che aveva solo 24 anni.
E non mi frega niente delle obiezioni che chiunque, anche giustamente, potrebbe sollevare.
“Era un soldato, questo rischio era insito nel suo mestiere e lo sapeva”
Si, vabbè, vero.
“Per essere la, prendeva un pacco di soldi”.
Si, può darsi,
Ma chissenefrega. Al di la della politica, del patriottismo o di quell’accidenti che volete, io sto pensando che aveva solo 24 anni, aveva una vita davanti.
E il diritto a tutte le gioie e i dolori che questa gli avrebbe portato.
Il diritto di essere felice, di soffrire, di ridere con gli amici, di essere padre.
Penso che poteva essere mio figlio.
Sono emotiva, retorica, medioevale?
Chissenefrega.
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